Le Collezioni – Sezione Scultura

In riferimento alla scultura e agli elementi lapidei presenti nel Museo Diocesano di Santa Severina, si ha la possibilità di imbattersi in diverse epoche storiche e in varie tecniche artistiche. I frammenti ritrovati, grazie agli scavi effettuati all’interno del Battistero, della Cattedrale, dello stesso Palazzo Arcivescovile, sono pezzi riconducibili al periodo del basso medioevo calabrese. Momento cardine della commistione tra la cultura bizantina e quella normanna sono proprio i secoli dal XII al XIV, che hanno visto l’importante passaggio dal rito greco-bizantino al rito latino.


La transenna, la testa di santo, i vari capitelli, i leoni stilofori sono tutti elementi che appartengono alla prima costruzione degli edifici più influenti della sfera religiosa di Santa Severina. Questi, facevano parte di arredi di dimensioni maggiori, ma che probabilmente subendo il cambiamento verso nuove forme di arte sono stati alcuni riutilizzati altri accantonati. Si può pensare comunque ad una eventuale scuola di scalpellini presente sul territorio che ha agito all’interno di un contesto che comprendeva l’influenza dello stile bizantino con le novità plastiche della cultura normanna.

Tra il XVI e il XIX secolo, gli scultori che lavorarono all’interno della diocesi di Santa Severina, scelsero di utilizzare, nella maggior parte delle loro opere, il legno. La scultura lignea conservata all’interno del Museo è fortemente caratterizzata dalla corrente napoletana, centro principale per la formazione di botteghe artistiche dell’Italia meridionale. Ne afferma la presenza un San Giuseppe con Bambino attribuibile ai fratelli Patalano e un San Michele Arcangelo di Bernardo Valentini, allievo di Giacomo Colombo, entrambi di sublime eleganza sia nelle forme che nella scelta della tonalità dei colori.

Ma sicuramente, nondimeno, fu il ruolo svolto da Rogliano e Serra San Bruno, scuole che hanno prodotto numerosissime opere all’interno del contesto calabrese e non solo. Un tabernacolo finemente intarsiato con una ricca decorazione a racemi intrecciati arricchiti da foglie e grappoli, e un altro San Michele Arcangelo firmato e datato da Vincenzo Zaffiro rappresentano al meglio l’appartenenza a queste due botteghe calabresi che certamente hanno avuto un loro modus operandi degno di nota. Da segnalare sono altre tre opere lignee del XVIII secolo, di ignoti scultori meridionali: una Immacolata, un San Francesco di Paola e una Santa Agnese probabilmente collegate a questo circuito di maestri di Calabria, ma sempre influenzati dalla scuola napoletana e dagli artisti leccesi della cartapesta.

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