Cattedrale Santa Maria Assunta – Crotone

La diocesi di Crotone è molto antica e la sua cattedrale, intitolata a Santa Maria Assunta, risale al XII secolo.

L’edificio fu gravemente danneggiato da un incendio durante l’assedio di Alfonso d’Aragona; tale incendio danneggiò anche l’adiacente vescovado, con la conseguente perdita di importante materiale d’archivio.

Il ripristino degli edifici iniziò con il vescovo crotonese Antonio Lucifero (1508-1521): a lui si deve la costruzione della cappella di Santa Maria delle Grazie.

In seguito i lavori furono ripresi da Monsignor Antonio Sebastiano Minturno a cui si deve l’introduzione del culto della Madonna di Capo Colonna nella Cattedrale. Grazie al Vescovo Marcello Majorana (1578-1581) furono completate alcune cappelle gentilizie e venne demolito il vecchio altare di Santa Maria degli Angeli, ricostruito nella cappella della Visitazione.

Nella prima metà del 600 fu iniziata un’importante opera di ristrutturazione dell’intero edificio ad opera dei vescovi Cavella e Comneno, opera vanificata dal sisma che colpì la Calabria nel 1638, in seguito al quale crollò la torre campanaria.

Anche gli sforzi del successivo vescovo, Monsignor Giovanni Pastor, vennero frustrati da un sisma avvenuto nel 1659 che abbattè nuovamente la torre campanaria che era appena stata ricostruita.

La sacrestia, i pavimenti ed i soffitti furono subito ripristinati. In seguito, grazie a Monsignor Carafa (1664-1683,) furono rifatti il trono e il coro ligneo, fu abbellita la cappella della Vergine di Capo Colonna, furono realizzate decorazioni sul controsoffitto a cassettoni e fu eretto un’altare dedicato all’Assunta e a San Dionigi.

All’inizio del XVIII secolo fu edificata nuovamente la torre campanaria, subito rinforzata con blocchi che le consentirono di resistere al sisma del 1744. Negli anni successivi furono effettuati altri interventi, ma grossomodo la Cattedrale già dalla fine del 700 presentava un aspetto analogo a quello odierno.

La facciata è in stile neoclassico ed è caratterizzata da tre imponenti portali scolpiti da Ludovico Graziani nel 1986 con immagini che rappresentano eventi relativi alla storia della chiesa e della città. Sulla facciata sono riprodotti, inoltre, due stemmi: quello del papa in carica e quello dell’Arcivescovo.

L’interno è diviso in tre navate sorrette da pilastri e le opere d’arte sono numerose e pregevoli, tra cui il fonte battesimale cinquecentesco su base zoomorfa e il coro ligneo fatto realizzare da Carafa. Nel presbiterio spiccano la tela di Nicola La Piccola (1727-1790), raffigurante Gesù di ritorno dalla visita ai Dottori e il Martirio di S. Dionigi, attribuito al pittore Corrado Giaquinto e risalente presumibilmente al 1759. 

Inoltre si possono ammirare due busti lignei, raffiguranti S. Gennaro e S. Dionigi, protettore della città, entrambi datati dalla critica a fine seicento/inizio settecento e un pulpito marmoreo opera dell’architetto Farinelli del 1893. 

In fondo alla navata destra si apre la cappella ottocentesca nella quale è custodita l’Icona bizantina della Madonna di Capo Colonna attribuita dalla tradizione a San Luca e affrescata ad opera del pittore e decoratore Vincenzo Severino. 

Nella volta della cappella è raffigurata l’Incoronazione della Vergine e nella lunetta della facciata interna domina al centro la figura di San Dionigi che regge nella mano destra la città di Crotone e nella sinistra il bacolo pastorale. Sulle pareti della prima campata si trova sulla destra la tela del 1904 opera di De Falco raffigurante il fallito assedio dei Turchi alla città di Crotone nel 1638, messi in fuga dall’apparizione della Sacra Immagine portata in processione lungo le mura della città; sulla parete opposta si trova la tela del Boschetto, datata sempre 1904, che ricorda l’evento 1519, quando i Turchi tentarono invano di bruciare la Sacra Immagine.

Alle spalle dell’altare si trova una tavola lignea quattrocentesca raffigurante la Madonna di Capo Colonna; in seguito l’immagine è stata trasferita su tela per salvarla dal degrado del supporto di legno.

La chiesa conserva, infine, un interessante tesoro costituito da argenti e paramenti.

In fondo alla navata destra si apre la cappella ottocentesca nella quale è custodita l'Icona bizantina della Madonna di Capo Colonna attribuita dalla tradizione a San Luca e affrescata ad opera del pittore e decoratore Vincenzo Severino.
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